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IL CONSIGLIO NAZIONALE
Il Consiglio nazionale e’ composto da non piu’ di sessanta membri di cui due terzi professionisti e un terzo pubblicisti, eletti dagli iscritti agli Ordini regionali e interregionali, prevedendo in ciascuna categoria almeno un rappresentante delle minoranze linguistiche riconosciute.

Articolazioni del Consiglio

Il Consiglio elegge nel proprio seno un Presidente professionista, che ha rappresentanza dell’ente, un vice Presidente che lo sostituisce in caso di assenza o di impedimento, un Segretario ed un Tesoriere. Elegge inoltre un Collegio dei Revisori dei conti (due professionisti ed un pubblicista) ed un Comitato Esecutivo (sei professionisti e tre pubblicisti) fra i quali rientrano le cariche. Compito del Comitato Esecutivo è l’attuazione delle delibere del Consiglio, che coadiuva il Presidente nella gestione ordinaria. Il Comitato Esecutivo ha anche il potere di adottare, in via d’urgenza, delibere di competenza del Consiglio Nazionale e, in tal caso, deve sottoporle a ratifica entro 30 giorni. In seno al Consiglio sono anche costituite quattro commissioni consultive: giuridica, culturale, ricorsi e amministrativa, con il compito di preparare le deliberazioni consiliari e, comunque, tutti gli affari di competenza del Consiglio stesso.

Attività del Consiglio

Il Consiglio è essenzialmente un organo di appello contro le decisioni dei Consigli regionali in tema di iscrizioni all’Albo, in materia disciplinare e in materia elettorale. Ha anche altri poteri. Innanzitutto, il peculiare potere di autogoverno per quanto concerne la sua organizzazione e il funzionamento; svolge attività promozionali per il miglioramento, aggiornamento e perfezionamento professionale; esprime parere su tutti i progetti di legge e di regolamento, riguardanti la professione di giornalista. Il compito fondamentale del Consiglio Nazionale è quello contenzioso, cioè di rivedere, annullare o revocare le decisioni adottate in primo grado dai Consigli regionali. È questo un compito di garanzia, sia nell’interesse generale, sia nell’interesse individuale dei singoli giornalisti; compito che si svolge però in regime di autonomia e cioè nel rispetto dei principi di autogoverno degli interessi della categoria che si ispira al disegno costituzionale del vigente sistema democratico. Tutti i provvedimenti dei Consigli regionali, quindi, possono essere impugnati davanti al Consiglio Nazionale o dai singoli giornalisti interessati o dal Pubblico Ministero. Il potere riconosciuto a quest’ultimo organo potrebbe sembrare una limitazione dell’autonomia dell’Ordine; esso in realtà risponde ad una funzione di garanzia degli interessi dell’ordinamento generale nel cui ambito, anche i provvedimenti adottati nel settore specifico, hanno efficacia. Una funzione garantistica espressa da una volontà esterna al settore, quindi, e anche questo contraddistingue l’ordinamento attuale rispetto alla disciplina professionale del passato – sia durante il regime fascista, sia nel periodo successivo – evitando, appunto, che le decisioni dell’Ordine possano tradursi in limitazioni della libertà di stampa o in provvedimenti coercitivi nei confronti di singoli giornalisti. Ma le garanzie non si fermano qui. Contro le decisioni del Consiglio Nazionale è previsto che, sia l’interessato che il Pubblico Ministero, possano ricorrere agli ulteriori tre gradi della giustizia ordinaria: Tribunale, Corte d’Appello, Corte di Cassazione. Questi ultimi hanno gli stessi poteri di annullamento, revoca o riforma attribuiti al Consiglio Nazionale. Il Collegio del Tribunale o della Corte d’Appello – e anche questa è una garanzia di autonomia dell’ordinamento professionale – è integrato da un professionista e da un pubblicista nominati in numero doppio, ogni quadriennio, dal Presidente della Corte d’Appello, su designazione del Consiglio Nazionale. Alla scadenza dell’incarico i giornalisti non possono essere nuovamente nominati. È questa una ulteriore formula di salvaguardia del principio di autotutela della categoria a bilanciare il potere, riconosciuto al giudice ordinario, di incidere sul merito delle delibere professionali. Un misurato equilibrio, quindi, fra tutela del diritto e dell’interesse del singolo e quella indiretta, dell’indipendenza e del prestigio della professione, da realizzare soprattutto nei settori, come quello dell’informazione, svolgenti una particolare funzione sociale.

IL CONSIGLIO DI DISCIPLINA NAZIONALE

Il decreto legge n.138 del 13 agosto 2011 recante misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e lo sviluppo, convertito con la legge n. 148 del 14 settembre 2011 ha previsto all’art. 3 vari interventi in materia di professioni, tra cui la divisione tra funzioni amministrative e funzioni disciplinari per le istituzioni ordinistiche. Il successivo DpR n. 137 del 7 agosto 2012 (entrato in vigore il 14 agosto 2012) contenente il regolamento attuativo della riforma degli ordinamenti professionali ha rinviato la disciplina di molte materie, tra cui quella disciplinare, all’emanazione, da parte dei Consigli nazionali degli Ordini professionali, di regolamenti sottoposti al parere del ministero della Giustizia. Il legislatore ha stabilito che entro un anno dall’entrata in vigore del D.L. 138/2011, e cioè entro il 12 agosto 2012, gli ordinamenti in questione dovessero essere riformati, con normativa regolamentare, sulla base di alcuni principi, tra cui, per quanto riguarda le materie disciplinari, la istituzione di organi a livello territoriale, diversi da quelli aventi funzioni amministrative ( consigli regionali dell’Ordine) e di un organo nazionale di disciplina diverso dal Consiglio nazionale. La novità principale sta nel fatto che la carica di consigliere dell’Ordine territoriale o di consigliere nazionale è incompatibile con quella di membro dei Consigli di disciplina nazionale e territoriali, mentre restano immutate le sanzioni applicabili, dall’avvertimento, alla censura, alla sospensione e alla radiazione, nonché la potestà regolamentare dell’Ordine sui diritti e sui doveri degli iscritti. In sostanza i compiti di istruzione e decisione delle questioni disciplinari non sono più affidati ai Consigli degli Ordini (in prima istanza gli Ordini regionali e per i ricorsi il Consiglio nazionale che manterranno le funzioni amministrative demandate dai rispettivi ordinamenti) ma a Consigli di disciplina ad hoc, territoriali e nazionale. Sulla base di tali disposizioni, il Consiglio Nazionale ha adottato il regolamento delle funzioni disciplinari che, ottenuta l’approvazione del Ministero della Giustizia, è divenuto operativo il 14 dicembre 2012 ed è stato modificato nel 2017 (Bollettino Ufficiale del Ministero della Giustizia pubblicato il 16 agosto 2017). I consiglieri di disciplina nazionali sono stati ridotti da 12 a 5.

Consigli di disciplina territoriali Sono costituiti da nove membri, di cui il più anziano per iscrizione all’Albo riveste le funzioni di Presidente mentre il più giovane quelle di Segretario. I consigli, a loro volta, saranno strutturati in collegi giudicanti formati da tre membri appartenenti allo stesso Consiglio e individuati di volta in volta dal Presidente del Consiglio di disciplina territoriale. Anche il Collegio giudicante è presieduto dal componente più anziano, mentre il più giovane svolge le funzioni di segretario. In ogni collegio, formato da un pubblicista e due professionisti almeno un componente deve essere donna. La scelta dei consiglieri di disciplina territoriali è, comunque, affidata al Consiglio regionale dell’Ordine tramite la definizione di una rosa di diciotto candidati da sottoporre al Presidente del Tribunale perché designi i nove componenti del Consiglio territoriale di disciplina. I requisiti per la designazione sono i seguenti:anzianità di iscrizione all’Albo non inferiore a 10 anni; assenza di condanne penali per reati non colposi; assenza negli ultimi dieci anni di sanzioni disciplinari, anche non definitive, ex art. 52, legge 69/1963; assenza di sanzioni disciplinari, anche non definitive, ex art. 53, 54, 55 legge 69/1963 (non si terrà conto della radiazione per morosità); essere in regola con gli obblighi della formazione permanente e con il pagamento delle quote; essere iscritto all’Albo nella Regione in cui ha sede il Consiglio di disciplina territoriale.

Consiglio di Disciplina Nazionale l Consiglio di disciplina nazionale si compone di 5 membri di cui fino ad un massimo di due eventualmente esterni. Spetta, infatti, al Consiglio nazionale decidere in ordine alla composizione eventualmente integrata del CDN con membri che non rivestono la carica di consigliere nazionale, al termine dell’elezione delle cariche del CNOG. Per essere eletti nel Consiglio di disciplina nazionale bisogna avere gli stessi requisiti richiesti per i consigli territoriali; la carica di presidente del CDN e di segretario sono attribuite rispettivamente al più anziano e al più giovane iscritto all’Albo. Il Vice Presidente viene invece eletto dai 5 componenti e sostituisce il Presidente in caso di assenza. Il Consiglio di  Disciplina Nazionale, a differenza di quelli territoriali, tratta i ricorsi e li decide collegialmente.  Una volta eletti nel Consiglio nazionale di disciplina, i consiglieri non possono più esercitare funzioni amministrative.